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Basile secondo Emma Dante: “La scortecata” a Catania

Basile secondo Emma Dante: “La scortecata” a Catania

By Sonia Arpaia

Il punto di partenza è Lo cunto de li cunti, raccolta di 50 fiabe in napoletano scritte da Giambattista Basile nella prima metà del Seicento. A quest’opera si era ispirato Matteo Garrone per il suo primo film internazionale, Il racconto dei racconti – Tale of Tales. Proprio tale pellicola del 2015 contribuì a rendere nota a molti la storiella grottesca e inquietante – come solo le migliori favole sanno essere – de La vecchia scortecata, adattata in piece teatrale dal talento drammaturgico di Emma Dante.

La trama vogliamo mutuarla dalle parole dello stesso Basile riportando direttamente, con qualche piccolo aiuto in parentesi, il testo con cui lo scrittore campano introduce la fiaba nel suo volume: “Lo re de Roccaforte se nnammora de la voce de na vecchia. E, gabbato da no dito rezocato (succhiato) la fa dormire cod isso. Ma, addonatose de le rechieppe (grinze), la fa iettare pe na fenestra. E, restanno appesa a n’arvolo, è fatata da sette fate, e, deventata na bellissema giovane, lo re se la piglia pe mogliere. Ma l’autra sore, nmediosa de la fortuna soja, pe farese bella, se fa scortecare, e more.”

La regista di Palermo non abbandona l’amore per la lingua napoletana: infatti l’atto unico è recitato interamente in quel dialetto – sebbene non così arcaico -, eccezion fatta per alcune espressioni che conservano volutamente un sapore letterario antico. Si tratta di uno sforzo ben ripagato, anche grazie all’interpretazione delle vecchiette protagoniste, impersonate, per sfida e provocazione (caratteristiche precipue della poetica emmadantesca), da due uomini: i bravissimi Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola.

Nell’arco dell’ora abbondante dello spettacolo, si concentrano riflessioni che toccano temi diversi e importanti quali: la solitudine; la senescenza; il desiderio di essere desiderati, l’odio/amore fraterno; la schiavitù (dall’estetica, dai legami di sangue, dalle aspettative). Infine, il potere. Quello del Re, che fa gola alle vecchissime sorelle inacidite. Ma anche quello della finzione, che permette di trasformare il piano del reale in un gioco di teatro nel teatro, dentro al quale lo spettatore si perde e si ritrova senza mai annoiarsi, neanche per un momento.

Dopo aver toccato varie tappe in Sicilia e in Italia, in questi giorni La scortecata è al Piccolo Teatro di Catania, dove sarà replicato fino al 31 marzo. Per chi si dovesse trovare nella città dell’elefante, un’occasione culturale da non lasciarsi sfuggire.

 

Gianluca Grisolia

 

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